Ciao Marcello, ho trovato la tua storia molto bella e significativa.
Ti racconto brevemente di me.
Sono anni che ho intrapreso la strada della consapevolezza, del cambiamento, sono cambiate molte cose dentro di me.
Oggi mi trovo a metà tra la mia vecchia vita professionale da dipendente pubblico frustrante e fallimentare e la nuova strada da trainer e coach che è la mia missione di vita.
Ti scrivo perché ho la sensazione, nonostante l’enorme lavoro fatto su di me, che ci sia questa attrazione fatale verso la vita programmata nel mio subconscio.
I miei genitori, li perdono per questo, mi hanno programmato ad una vita professionale di frustrazione e fallimenti.
Credo che mi abbiano programmato pesantemente perché quando mi trovo nella parte di vita lavorativa da funzionario pubblico mi chiedo sempre cosa ci stia a fare li eppure ci sto.
Nel frattempo si è svegliata la mia parte conscia e si è messa a lavorare tantissimo. Ho frequentato tanti corsi, sono diventato esperto di pnl, mi sto specializzando in life coaching. Ho avviato una associazione che eroga corsi, cerco quotidianamente sinergie collaborazioni etc..
Insomma sono diviso a metà: da un lato una vita professionale di “fogna” per cui sono stato programmato e dall’altro la strada dei miei sogni.
Le difficoltà che incontro sono tantissime e cerco di imparare qualcosa da ogni episodio.
Sento però che c’è ancora qualcosa da fare e per questo mi rivolgo a te.
Ti ringrazio
Luigi
Luigi,
Non sei mai arrabbiato per il motivo per cui credi di esserlo…
Prima di cambiare ciò che fai, cerca di percepire il modo in cui lo fai e vedrai che il tuo malessere non deriva dalla situazione in cui stai vivendo, ma il malessere è dentro di te, e lo era già prima di incontrare quella situazione. Non confondere ciò che SEI con ciò che accade o ciò che possiedi. I successi o insuccessi, ciò che hai raggiunto, ciò che hai perso, quella sensazione di aver “perso tempo prezioso che non tornerà mai più”, quell’ira verso i tuoi genitori che ti hanno “programmato”, ecc, ecc, non sono altro che “pensieri” e concetti che galleggiano nella tua testa. Il passato si presenta “più reale” e più potente del momento presente ed il futuro immaginato è spesso incerto.
Vogliamo che il “mondo” ci rassicuri ma non capiamo che il mondo è la cosa più instabile che possa mai esistere. Quando basiamo la nostra “identità” attraverso ciò che abbiamo raggiunto o non, ciò che abbiamo o non abbiamo, non possiamo MAI essere soddisfatti e felici. Luigi, inizia con permettere a quella parte di te che si sente diminuita, che sia così com’è, quando le cose non vanno come tu vorresti… Questo non è “mollare” o abbattersi. Questo è l’inizio della morte dell’ego, del falso essere che ha bisogno di cose o successi per sentirsi vivo. Nella vita è normale che ci siano periodi buoni e brutti, periodi di crescita e di recessione. Così come un albero caduto è fonte di nuova vita, lo sono anche i momenti brutti. I momenti “brutti” sono pieni di nuova vita, pieni d’insegnamento. Non siamo mai tristi o arrabbiati per i successi che accadono in quei momenti brutti. La sensazione di tristezza, arrabbiatura, delusione, frustrazione, insoddisfazione, hanno sempre lo stesso sapore, indipendentemente da ciò che accade. Possiamo sentirci frustrati adesso per un qualcosa, dopo 5 minuti quella cosa viene risolta ma dopo mezz’ora capita qualcos’altro che non va come ci aspettavamo ed ecco che risentiamo quella stessa emozione. Ogni persona ha delle emozioni ricorrenti le quali hanno la funzione di far sentire viva quella parte “temporale” di te, il falso essere basato sulle forme passeggere, l’ego.
Quando senti il bisogno di “leccarti le ferite”, quella sensazione la chiamerei “sentirsi vittima”… cerca di fare attenzione al modo in cui quel bisogno particolare di dire a te stesso quanto ingiuste sono state le situazioni e le persone verso di te. Prendi coscienza della frequenza in cui questo bisogno di sentirti vittima si ripete nel corso dei giorni e settimane, cioè, quanto spesso senti questa sensazione. Abbiamo bisogno di equilibrio, e questo equilibrio avviene quando capiamo che non c’è luce senza buoi, suono senza silenzio, pieno senza vuoto, e smettiamo di sostenere che può esserci ciò che chiamiamo “bene senza ciò che chiamiamo “male”, la crescita senza la recessione, la nascita senza la morte.
Luigi… non sei mai “incazzato” per il motivo per cui credi di esserlo…
Marcello.
Grazie Marcello della tua emozionante e toccante risposta. Puoi pubblicare tranquillamente questa corrispondenza. Negli ultimi tempi sto conquistando sempre più frequentemente la capacità di vivere nell’amore, quindi nell’equilibrio. Poi accadono periodi come questo in cui tutto diventa pesante, insostenibile…Non credo che sia una vera e propria incazzatura. É un misto di emozioni.
Hai ragione Marcello nello scrivermi che ciò che conta è noi stessi indipendentemente da quello che accada all’esterno. Ma è anche vero che le nostre giornate sono scandite dal lavoro e se faccio una valutazione di quanto passo al lavoro e quanto con la mia famiglia o a svagarmi non c’è proporzione. Quindi voglio che questo tempo sia speso bene, nell’ottica di una utilità e non nel trascorrere giornate completamente insensate. Credo che sia una aspirazione sana, non penso di annullarmi in questa idea.
Cosa ne pensi?
Luigi,
Capisco bene ciò che dici e sono d’accordo con te. Pensa però una cosa… Se sei al lavoro pensi spesso a quanto sarebbe bello passare più tempo con la tua famiglia ma quando sei con la tua famiglia non passano due minuti che ti arrivano le prime preoccupazioni che ti tengono occupato, e quindi anche assente, non presente completamente nel luogo e nel momento in cui ti trovi. Spesso, pur essendo con la tua famiglia o con amici in allegria, c’è una sensazione di tristezza o di preoccupazione, anche minima ma è sempre lì.
Il segreto (che può essere svelato a tutti) è quello di vivere ogni cosa che sta succedendo in “questo momento”, sentendola con ogni tua capacità sensoriale, essendo consapevole della sensazione di presenza che noti dentro di te, consapevole di ogni emozione che in questo momento stai vivendo, qualsiasi cosa ci sia dentro di te in questo momento è ciò a cui devi fare attenzione. Anche se in questo momento stai facendo un lavoro che a te non piace e vorresti stare da qualche altra parte, allora osserva questa sensazione di disaggio e arrenditi ad essa. Lascia che sia…
Quando stai guidando e vorresti essere già lì dove sei diretto o stai aspettando nella fila in banca, sai che non puoi fare altro che usare quel tempo per essere presente dentro di te. Quando sei in quelle situazioni di dover attendere qualcosa e sai che non puoi fare altro che attendere, allora arrenditi a quell’attesa e osserva come la mente comincia a volerti fare soffrire portandoti dalle ansie del futuro e ai rimorsi del passato, dalle preoccupazioni alle arrabbiature vissute, rivivendole come se le ingiustizie stessero capitando in questo momento. Può darsi che osservando questo tu possa sentire uno strano disaggio ma non preoccuparti, questo vuol dire che stai osservando bene. Osserva come una parte di te si sente a disaggio e nota le sue reazioni. Noterai che gradualmente una sensazione di pace sorge dal profondo di ciò che sei. Potrai pensare che stai soltanto ignorando il problema?… NO!. In questo modo sei connesso con la fonte del problema. É come se stessi connettendo un filo a terra e stessi scaricando tutta la tensione accumulata. La situazione non scompare subito ma non sei più condizionato dalla situazione, e questo si accade subito. La paura scompare, la pace arriva, e qui cominci a cambiare il “come” affronti le cose e non la “cosa” in se. Vivendo “questo momento” comincerai a non aver bisogno di “credere” a qualcosa o in qualcosa, ma a “sapere” le cose, a viverle dentro.
Ti auguro che tu possa abbracciare il momento presente con qualsiasi cosa che questo momento ti presenti. E questo non vuol dire che non ti impegni più per migliorare, ma vuol dire che tu vivi il momento presente senza dover lottare contro di esso.
Questo è il miglior augurio che tu possa fare a chiunque.
Con affetto.
Marcello















sono cose vere quelle che racconti ma il dolore non è proprio come un vestito che ti togli e ti metti, ma spesso è piuttosto come se fossi sotto acqua, e ti manca l’aria, o come avere una pressione troppo pesante sul petto, un nodo alla golla, un pugno nello stomaco, il buio attorno alla mente che non vede luce e non puoi più raggionare, è come immagino nel isolamento in una carcere, c’è una parte di te che vuole migliorare , sconfiggere gli ostacoli, elliminare il blocco e un’altra che che accetta come con rassegnazione. Sciogliere la guerra e la confusione che si ha dentro e trasformarle in pace e spesso una fatta morgana, Sentire la pace in te non è come dicono nei corsi o nei libri o nei blog, la differenza o la distanza fra la teoria e la prattica è uguale alla distanza /differenza fra inferno e paradiso(per modo di dire);
meditare fa bene ma fermarsi a meditare in mezzo al torrente che ti trascina di qua e di là a volte è difficile e per che la meditazione funzioni bisognerebbe essere consecventi, farlo ogni giorno…ma quando ti alzi per andare a lavorare alla 5:30- 6 e rientri a casa alle 22:00 se anche ti metti a meditare
ti addormenti da seduto….come si fa pe non addormentarsi?
Claudia,
La meditazione non puoi farla quando hai tempo libero. Meditare è, in poche parole, osservare la mente. Osservare la mente non è una pratica da fare ma soltanto la consapevolezza di ciò che è in questo momento, possiamo dire… ciò che si muove dentro di te adesso. La nostra mente crea il dolore, i nodi in gola o il pugno nello stomaco. Queste emozioni sono mantenute da pensieri che contengono tutta la nostra storia passata ed il futuro immaginato. Se tu riuscissi a lasciare dietro tutto il tuo passato ed a smettere di immaginare un futuro peggiore, queste emozioni come ad esempio il dolore o i nodi in gola, non avrebbero più sostanza, scomparirebbero.
In questo momento, non esistono passato ne futuro. Passato e futuro esistono soltanto nella mente umana. Certo che abbiamo bisogno di ricordare il passato, perché abbiamo imparato cose nel passato e abbiamo bisogno di ricordarle per applicarle adesso. Abbiamo bisogno di futuro perché i nostri progetti sono realizzabili nel futuro. Il progetto però è immaginario, anche se scritto in un foglio di carta. Quindi anche il futuro è immaginario… sempre. Il futuro non ha sostanza reale, ma è una “proiezione su di una tela bianca in qualche angolo della mente”.
Spesso il passato ed il futuro hanno più forza di noi, hanno più forza del momento presente. Come possiamo capire questo?. Semplicemente accorgendoci che il senso di colpa, la rabbia, il pentimento, la convinzione che “Io sono ciò che ho fatto o ciò che possiedo” ci tolgono libertà per agire adesso, (cioè, il passato vive in noi), oppure, la paura, l’ansia non ci permetto di andare avanti, (il futuro vive in noi).
Accorgersi di questo processo è meditare… Questo è meditare Claudia.
Tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella nostra vita, qualche momento di illuminazione. Cioè, quando qualcuno ci ha detto qualcosa che ci ha lasciati “senza parole” perché ci ha fatto capire qualcosa di trascendentale. Oppure è successo qualcosa che ci ha fatto comprendere ciò che 20 anni di scuola non avrebbe mai potuto insegnarci. Quella sensazione è per il fatto che siamo stati forzati a guardare in faccia la realtà, ciò che in condizioni normali non avremo mai guardato, per il fatto che raramente siamo “presenti” in questo momento, nell’adesso… l’unico luogo in cui la vita si manifesta..
La mia domanda è: deve per forza succedere qualcosa per che possiamo avere quel “lampo di comprensione” o possiamo imparare ad entrare volontariamente in quel regno di comprensione che va aldilà della mente?
La pace?… non la puoi mai raggiungere nel futuro. E meno ancora attraverso concetti mentali come ad esempio: “soltanto quando accadrà questo o quello nella mia vita allora si che sarò in pace…”, oppure, “cosa deve succedere o cosa devo avere perché io trovi veramente la pace?” (la stessa illusione di un futuro immaginato risponderà a questa domanda…)
La vera pace la si può sentire indipendentemente dalle circostanze esterne, quando lasci “essere” il momento presente così com’è… e lo osservi, lo contempli e lasci che la quiete dentro di te noti ciò che accade nello spazio di questo momento.
Mentre stai lavorando, o in qualunque circostanza, accorgiti della vita che circola dentro il tuo corpo. Accorgiti di come si espande e contrae il tuo petto ad ogni respiro.
Questo ti permetterà di esperimentare che tutte le strutture mentali che tengono vivo il dolore, smettono di funzionare.
Solo lì puoi sentire che la pace era già lì da sempre… era soltanto coperta da “rumore” mentale.
Marcello.
It is useful to try everything in practice anyway and I like that here it’s always possible to find something new.
No matter what others say, I think it is still interesting and useful maybe necessary to improve some minor things